Dichiarazione di voto
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Dichiarazione di voto

Ora al voto, per responsabilizzare una maggioranza e per responsabilizzare una minoranza. Un voto, che sará veramente “utile” solo grazie alla qualità delle analisi che lo avranno preceduto.

Continueremo a costruire il futuro di Possibile tra le macerie di una mutazione che ha portato la sinistra a perdere quella credibilità che per molti anni ha dato valore ad una ambiziosa proposta politica.

Si riparte da due mozioni congressuali e dalla loro capacità di analizzare gli errori e di indicare le soluzioni, soluzioni che proveranno a “reinventare la sinistra” e che spiegheranno cosa stiamo mettendo “a repentaglio”

“Reinventare la sinistra” é l’obbiettivo principale che dobbiamo porci nei prossimi mesi, secondo me reinventando prima di tutto Possibile e immaginandolo come strumento fondamentale per elaborare proposte, partecipazione, organizzazione, formazione.

Il partito é il principale strumento per una partecipazione organizzata é il luogo dell’elaborazione politica, deve anticipare le riforme che trasformano ed esaltano la dimensione istituzionale.

Sono la qualità delle riforme e la loro concretezza a “Reinventare la sinistra”, a costruire nuovi e più giusti sistemi di produzione e ad immaginare persino un altro capitalismo, quello che prova a superare le sue peggiori degenerazioni.

La sinistra deve essere sempre pronta ad affrontare le trasformazioni culturali, economiche e sociali, anche la globalizzazione deve rappresentare una nuova opportunità, una nuova frontiera, uno strumento per aumentare uguaglianza, libertà, giustizia.

Non credo che i potenziali votanti e i nostri stessi militanti chiedano un’altra rivoluzione ideologica, é per me possibile conseguire nuove rivoluzioni epocali con gli strumenti della nostra Costituzione e della nostra cultura sociale, strumenti che possono immaginare le soluzioni “eretiche” che disperatamente cerchiamo. 

Privilegi, sprechi, inefficienze, illegalitá, consorterie, corruzione, evasione fiscale, l’Italia é continuamente depredata dalla voracità del malaffare e della menzogna, la legalità deve essere la bussola per Possibile, legalità significa investimenti, ricerca, scuola, lavoro.

La legalità passa prima di tutto da una equa riforma fiscale, una riforma che deve ridurre l’imposizione fiscale grazie alla lotta all’evasione, deve incentivare la fedeltà fiscale, finanziare il reddito di cittadinanza e garantire una giusta previdenza sociale.

È paradossale constatare che il potere e la forza della proprietà dei flussi di informazione sia inversamente proporzionale alla sua capacità di essere gratuita, libera, fruibile, capillare.

L’informazione é uno dei contenuti della rivoluzione tecnologica, una rivoluzione che deve aprire  nuove e pari opportunità, avere accesso a questa tecnologia e alla sua potenzialità é sicuramente una sfida che la sinistra deve raccogliere.

Se tutto ciò però  è troppo grande per Possibile lo é anche per liberi e uguali e per tutte le altre scorciatoie che aiutano a garantire dimensioni artefatte di rappresentatività democratica.

Possibile non é da sciogliere o liquidare in altre esperienze. Non si costruiscono partiti per raccogliere consenso, per sommare il consenso, per costruire inutili e vuote unità.

Lo scopo non é certo quello di inseguire una vocazione maggioritaria, ma quello di creare un  laboratorio politico che non vuole rinunciare a sperimentare e ad investire sulla propria credibilità.

Spiace constatare che nessun candidato segretario ha ritenuto indispensabile coinvolgere i 2500 iscritti e chiedere un contributo di idee e di proposte.

Mi auguro che Il prossimo segretario apra una ampia fase di ascolto, che attraverso i 160 portavoce, coinvolga i 2500 iscritti in un’ampia elaborazione politica e organizzativa.

La mozione maggioritaria dovrà essere aperta al contributo di tutti, non é possibile archiviare frettolosamente una stagione e un segretario, anche perché non trovo nulla di rivoluzionario ad archiviare la breve storia di Possibile.

Abbiamo un compito, rappresentare delle istanze, possiamo farlo anche condividendo alcuni appuntamenti elettorali con altri soggetti politici, ma ritengo che l’unità della sinistra non sia il prossimo obbiettivo.

“A repentaglio” c’è il partito e il suo potenziale, c’è l’entusiasmo di molti iscritti, la loro disponibilità a condividere il progetto.

Questa mozione sembra aver compreso i limiti dell’esperienza di liberi e uguali ma si continua a pensare che sia necessario rilanciarla, sembra che la lezione, così ben descritta agli Stati Generali, non sia stata ancora compresa fino in fondo e ogni ulteriore tentativo non fará altro che archiviare l’esperienza di Possibile.

Fino a quando Possibile non riuscirà a raggiungere una visibilità e una dimensione apprezzabile dovremo rassegnarci più al “solve che al coagula”.

È evidente però, che qualsiasi decisione su tale argomento, questa volta, dovrà essere  sottoposta alla decisione degli iscritti.

Gli appuntamenti elettorali rappresentano il passaggio fondamentale per presentare Possibile agli elettori, per presentare proposte e candidati, non possiamo continuare a partecipare a liste che ormai sono l’espressione di “convergenze alternative”.

Quindi candidate e candidatevi, sempre e ovunque, per costruire i luoghi dell’utopia, per essere proposta, speranza, alternativa.

Per questa ragione “Alzate il culo” non può essere il grido di battaglia, non può essere il titolo di un rinnovamento, del nostro impegno.

Lo slogan sembra invece denunciare una delusione, sembra dare un giudizio all’impegno profuso in questi tre anni dai militanti e dagli iscritti, un grido che reitera, anche nella fase congressuale, una critica già avanzata altre volte dalla classe dirigente del partito, che individua genericamente delle responsabilità, che pretende di essere risposta dei fallimenti e che umilia il lavoro di tante persone che non hanno fatto meno di tutte le altre militanze del panorama politico italiano. 

Non lo si costruisce così “Un profondo rinnovamento”, non traspare quella “profondità” nella mozione, un rinnovamento inoltre che sembra tardivo, dopo che per tre anni non sono state ascoltate le proposte che ancora oggi vengono considerate non come opinioni o critiche ma sempre come polemiche pretestuose.

Tardivo si, perché si è condiviso tutto, in un silenzio inutile, un rinnovamento che diventa prioritario solo ora con il senno di poi, grazie ad una banalissima sconfitta elettorale e alle dimissioni di un segretario che, questo partito lo ha fondato.

Oggi siamo il prodotto di quel silenzio.

Il rinnovamento é necessario, non solo nelle persone, ma nei metodi, nella cultura democratica, investendo nelle persone e “nelle loro intuizioni e negli ideali che essi esprimono”.

“Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino, ma è invece straordinariamente importante che tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.

Aldo Moro non parlava allora di nessun ombelico, parlava di un cordone ombelicale necessario a costruire una casa, una casa per tutti e non solo per quelli che meritano un premio perché “hanno lavorato generosamente”, una casa che non individua i comitati che hanno latitato o quelli che non si sono assunti delle responsabilità.

É sempre il padrone di casa a creare le condizioni per “rendere tutto più sincero e più serio”.

Il rinnovamento del sistema organizzativo sarà fondamentale, sarà fondamentale coinvolgere i comitati, dialogare con loro, confrontarsi con loro, aprire una nuova via possibile con gli iscritti.

Ho giá pubblicato sulle vie possibili alcune mie considerazioni su ciò che non ha funzionato, per rinnovare il partito non é necessario intervenire sullo statuto, ma se lo si vuol fare , allora lo si apra ad una più ampia fase di ascolto e alle proposte degli iscritti, si condivida il rinnovamento e si conceda successivamente alla mozione minoritaria una rappresentanza nel comitato esecutivo e scientifico.

Come sempre si potrà fare solo meglio, basta solo riaccendere l’entusiasmo e migliorare il progetto. 

Io credo sia ancora Possibile.

Per quanto sopra, il mio voto sarà un voto di astensione.

 

4 Comments

  1. Igor Sciavolino
    7 May 2018

    Ciao compagno, mi chiamo Igor Sciavolino, di Torino. Apprezzo molto le tue parole e la tua analisi. Concorfo praticamente su tutto, anche se invece voterò, per quanto con qualche dubbio, ma ritengo che preferusco rischiare di sbagluare scelta che astenermi e srare a guardare (non è un giudizio nei confronti della tua scelta).
    Ci tengo però a nettertu a vonoscenza del fatto che “Reinventare la sinistra” ha accolto amplimenti e integrazioni al testo della sua mozione elaborati da gran parte dei comoagni del nostro comitato “Norberto Bobbio” di Torino. Abbiamo apprezzato positivamente questa apertura dialogante e collaborativa da parte di David Tozzo, Anna Starita e compagni.
    Abbiamo trovato invece che le modalità du questo congresso abbiano limitato molto la nascita e l’elaborazione delle mozioni e pure la loro discussione, come d’altronde anche tu più volte hai sottolineato.

    • Carlo Zucchi
      7 May 2018

      Apprezzo molto chi, in ogni caso, ha deciso di scegliere una delle due mozioni, ha tutto il mio rispetto e apprezzo il coraggio di chi, per il bene del partito, partecipa attivamente.
      Ho scelto sicuramente la decisione più impopolare, ma nella sostanza, come ho cercato di spiegare con il mio voto, avrei rischiato di appoggiare un nuovo percorso che avrei potuto a breve non condividere. L’astensione mi permette di dare imparzialità alle mie valutazioni, voglio evitare che siano strumentalizzate ancora una volta da altre analisi superficiali.
      Ho ritenuto questa mia analisi, più importante del mio voto, per questa ragione mi asterrò.
      Ho letto anche la dichiarazione del vostro comitato e la ritengo giusta e importante,
      vi auguro buon lavoro e apprezzo la vostra capacità di essere liberi.
      A presto
      Carlo

  2. Fabio Cuscunà
    7 May 2018

    Caro Carlo, condivido in larga parte le tue riflessioni ma non capisco che coerenza ci sia nella tua analisi critica -in cui emerge la necessità di una “nuova stagione”- quando concludi astenendoti.
    Ma che senso ha?

    • Carlo Zucchi
      7 May 2018

      Penso che la risposta ad Igor comprenda una risposta anche alla tua domanda.
      Aggiungo che ho imparato che in politica le singoli decisioni devono immaginare tempi più ampi dei passaggi formali, le conseguenze e come sempre la credibilità di un processo a lungo termine.

      A presto
      Carlo

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